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PILLOLE
ULTIME
NUOVE SU VIE E SALITE

PILLOLA 1
Aprile
2008
Ciao a tutti,
Domenica sono con Carla ad arrampicare alle
Placche di Bette, appena sopra Chiavenna, Il posto di per sé non è malaccio,
con buona esposizione a Sud-Ovest e bel panorama sulla Nord del Pizzo di Prata,
ma... a parte il fatto che non esiste una benché minima indicazione per
raggiungere la falesia (indispensabile la guida di Lisignoli-Meraldi-Pavan
"Arrampicate sportive e moderne in Valtellina, Valchiavenna, Engadina"
edita da Versante Sud), vorrei capire: con che criterio sono attrezzate
queste vie? Qualcuna ha possibilità di doppie da venticinque metri ("Innanzi
tutto" e "Navayos"), altre hanno doppie attrezzate per corde
da...settanta metri...assurdo! Ma che senso ha? Bisogna forse essere dotati di
un set di corde, in modo da essere preparati per ogni tipo di località
d'arrampicata? Almeno le guide del luogo
lo riportassero (si veda "Valchiavenna, Arrampicare in falesia",
edito dall'Associazione Guide Alpine della Valchiavenna), impedendo così
all'arrampicatore sfigato di turno (noi, per esempio...) di lasciare in via
maillon, cordini e quant'altro. Sulla
sopraccitata guida di Versante Sud, è vero, lo si dice...lo abbiamo scoperto
leggendola al nostro rientro, ma occorrerebbe riportare indicazioni
utili/necessarie su tutte le guide, non solo su alcune... Prima
doppia di Pelle di Vipera (6a finale davvero tremendo...) su unico spit
(sic!). Vie nel complesso su bella
roccia (il caratteristico Metagranito del Truzzo), a volte un po' lichenosa e
parzialmente bagnata dopo intense piogge, ma di un grip veramente eccellente.
Accesso e rientro abbastanza comodi (a patto di conoscerli già...e
ricordarseli!) e in fondovalle il
sogno di un bel piatto di pizzoccheri chiavennaschi... luca
f.
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PILLOLA 2
Agosto
2008
Ciao a tutti,
per chi non ha provata
l'arrampicata al Sud, devo solo consigliare di rimediare il prima
possibile! Dopo
avvicinamenti romantici a picco sul mare fra ulivi, ginestre, zagare, limoni,
agavi, pini marittimi e fichi d'india, trovarsi su scogliere a picco su un
mare blu intenso grosso ed aspro è davvero un'esperienza indimenticabile. Punta
Campanella, estrema propaggine occidentale della Penisola Sorrentina, Riserva
Marina Protetta, offe un bellissimo calcare per vie mozzafiato dal 5b al 7c,
benissimo chiodate, su una delle costiere più belle al mondo. Andateci! Indispensabile
per le arrampicate in Costiera Amalfitana, Monti Lattari e Isola di Capri la
guida "Malopasso" di Oreste Bottiglieri (www.climbinghouse.it),
edita da Versante Sud. Per sentieri e trekking correlabili, di estrema
utilità e completezza risulta il sito di Giovanni Visetti www.giovis.com. luca
f.

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PILLOLA
3
Maggio
2009
Ciao
a tutti,
per
gli amanti della montagna Biellese, due belle arrampicate nelle affascinanti
montagne che cingono la conca di Oropa, famosa per il maestoso Santuario.Avvicinamento
semplice a dispetto del luogo selvaggio. Da
Oropa si imbocca la strada che conduce alla Galleria Rosazza. Dopo qualche tornante si parcheggia l'auto presso i ruderi del Delubro (possibilità di
parcheggio nei numerosi slarghi a bordo strada) e si prende a sinistra per
un'ampia mulattiera (Strada della Pissa) che si inoltra nella faggeta. Dopo
circa 20' si lascia lo sterrato per imboccare verso destra un ripido sentiero
segnato con ometti e bolli gialli che in 15' conduce all'attacco della via
CODA DEL DRAGO (a destra) e CONTE ROSSO (a sinistra).
CODA DEL DRAGO
L1: Partenza ostica ad affrontare un muretto verticale
(5c), poi diagonale più semplice verso sinistra (4c) e uscita verso l’alto
(5a) con sosta sotto un leggero strapiombino (15 m).
L2: si affronta lo strapiombino con movimento atletico
(6a), si prosegue quindi verso l’alto su difficoltà minori uscendo infine
su un ampio spiazzo erboso, dove si sosta (15 m).
Con 15 metri di sentiero portarsi alla base del secondo
risalto, attaccando in prossimità dello spigolo destro dello stesso.
L3: tiro semplice, a seguire fedelmente lo spigolo fino ad
un basso muretto verticale (3c), superare il muretto verso destra (4a) ed
obliquare a destra su placca appoggiata fino ad un netto intaglio di cresta
dove si sosta (30 m).
L4: Proseguire lungo il filo di cresta superando un primo
piccolo risalto, poi un secondo (II) oltre il quale occorre calarsi su di un
ampio terrazzino roccioso (passo breve ma molto difficile senza l’ausilio di
una staffa); proseguire quindi verso l’alto (II) fino alla sosta (30 m).
L5: Salire verso l’alto su placca appoggiata, quindi
affrontare un muretto verticale ben appigliato (4c) e, con semplice diagonale
a sinistra, raggiungere la panoramica sosta su di un bel terrazzino aereo (15
m).
L6: Proseguire verso l’alto su placca appigliata, quindi
traversare verso sinistra a raggiungere il filo di cresta, doppiarlo con
passaggio aereo (4c) ed uscire verso l’alto fino all’anello di sosta
sommitale (15 m).
Scendere per flebili tracce verso sinistra
(prestare la massima attenzione!) cercando i punti
meno ripidi del valloncello fino a riportarsi all’attacco della via
Conte Rosso e, quindi, al sottostante bivio che riporta all’attacco della
via.
CONTE ROSSO
L1: Partenza ostica ad affrontare un muretto verticale
appigliato (5b), proseguire quindi verso l’alto su placca più appoggiata,
doppiare il filo di cresta verso destra raggiungendo infine la sosta su aereo
terrazzino (30 m).
L2: Proseguire verso l’alto prima su placca appoggiata,
quindi affrontando un muretto verticale (5a), uscendo a sinistra; rimontare
facilmente un costolotto roccioso fino alla sosta in comune con quella del 3°
tiro di Coda del Drago (15 m) .
Calarsi in doppia (anello di calata posto in posizione
difficile proprio sull’orlo del grande masso al centro del quale è la sosta
terminale di Conte Rosso) fino alla base della via.
Ulteriori
info sulle vie si possono reperire sui seguenti siti web: -
Montagnabiellese.com
http://www.montagnabiellese.com/ita/Alpinismovie/attivita_8_68/k557.html -
Panepera
http://panepera.altervista.org/Relazioni/Oropa_verticale/Coda_del_Drago.doc
luca
f.
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PILLOLA
4
Maggio
2010
Ciao
a tutti,
per
gli amanti della Valle del Sarca una super-classica di falesia alla Rupe
Secca, facile e remunerativa su calcare stupendo. Purtroppo
ora l'accesso alle vie del settore classico del Colodri è reso difficoltoso a
causa della chiusura del sentiero di avvicinamento che corre sul terreno di un
privato. Per
tutte le vie di questo settore conviene pertanto raggiungere la vetta
utilizzando il sentiero (e la successiva semplice ma panoramica ferrata) che
sale dalla bitumata che collega Arco con Dro, scendere per tracce fino a
portarsi sull'orlo della parete Sud e calarsi dall'alto.
VIA
SPIGOLO SUD (80 m, 3L, 5a)
L1:
Si parte da una comoda piazzola terrosa, a cospetto di un grande diedro. Si
sale in verticale con movimenti semplici ma molto appaganti fino alla sosta
allestita alla sinitra di un colatoio (4b).
L2:
Si attraversa orizzontalmete il colatoio portandosi sotto un verticale risalto
di roccia, che si sale per una fessura rovescia diagonale ben protetta.
Bellissimo movimento, esposto e appagante (5a). Raggiunto
il filo di cresta, lo si segue facilmente (4a) fino alla sosta.
L3:
Si prosegue lungo il filo con facili passaggi (4a) fino alla base di un ultimo
muretto, che si supera sulla sinistra (4c). Da qui in aderenza per qualche
metro fino alla sosta.
Discesa
in doppia lungo la verticale della parete (anelloni)
luca
f.
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PILLOLA
5
Marzo
2011
Come
far fruttare al meglio una giornata di ferie di tempo eccezionale, con sole
caldo e innevamento assicurato? Una ciaspolata al cospetto della Est del Rosa
è la nostra risposta!
Luogo
che ci è ben noto in estate, assume ora una connotazione molto particolare
nella sua veste invernale.
La
parte iniziale della gita si svolge, ahinoi, sotto i piloni della seggiovia,
ma regala lo stesso begli scorci in direzione del Monte Rosa. Aggirato sulla
destra il ripido dosso che si innalza al di sopra della stazione intermedia
del Burki, la parte alta delle piste è già sulla lingua terminale del
ghiacciaio del Belvedere, mentre numerose scariche provenienti dalle pareti
circostanti esposte a Sud, ci danno il benvenuto in quel mare verticale di
ghiaccio e roccia.
Poco
prima di raggiungere l’arrivo della seggiovia al Belvedere, deviamo a destra
e ci addentriamo sulla candida distesa seguendo le tracce degli scialpinisti
che il giorno prima sono saliti allo Zamboni e di due coraggiosi ciaspolatori
e della loro cagnolona Maia che hanno provato senza successo ad aprirsi un
varco nella neve poco portante.
E’
da qui che inizia lo spettacolo vero e proprio. Una distesa bianca che sembra
infinita come il mare, un deserto di neve dove siamo soli, noi e la montagna.
Fortunatamente la neve migliora e riusciamo a percorrere tutto il lungo tratto
che costeggia la base della parete, fino a rimontare sul culmine della morena
nei pressi del rifugio Zamboni.
Vista
l’ora tarda, la stanchezza, la ripidità della discesa al rifugio (e della
risalita!) e il vento gelido da nord-ovest che ora è diventato fortissimo,
decidiamo per un rapido dietro-front.
In
un punto più riparato, occupiamo la traccia con zaini e giacconi su cui ci
sediamo per un pasto frugale, e poi riprendiamo la discesa, sempre
accompagnati dalla splendida vista di quelle pareti e di quelle creste fumanti
sotto il vento furioso.
Una
cioccolata ristoratrice al rifugio del Belvedere e poi giù, verso l’auto e
verso casa, con nuovi splendidi ricordi nel cuore.
Arrivederci
alla prossima, Monte Rosa!
carla
b.
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