Introduzione
storica
"Da più di trentacinque
anni, dal Congresso di Berlino del 1878, l'Europa era vissuta in pace: la
sua ricchezza si era accresciuta straordinariamente con la Rivoluzione
industriale, le istituzioni liberali sembravano definitivamente
stabilizzate[...]. Eppure contro ogni più ragionevole previsione, contro ogni
presunzione ottimistica sulla evitabilità della guerra, l’Europa precipitò
in un immane conflitto, che fu come un suicidio” (G. De Rosa, Età
Contemporanea, Bergamo, 1989, Minerva Italica).
La Prima guerra mondiale
scoppiò in Europa il 28 Luglio 1914 con la dichiarazione di guerra
dell’Austria alla Serbia, ufficialmente in seguito al parziale rifiuto di
quest’ultima di accettare incondizionatamente indagini austriache relative
all’attentato del 28 Giugno che uno studente bosniaco del gruppo irredentista
slavo aveva attuato contro l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo e la
moglie Sofia . Per un complicato gioco di alleanze nell’arco di qualche giorno
altri stati europei entrarono nel conflitto: la Russia il 30 Luglio in favore
della Serbia, seguita dalla Francia il 1 Agosto.
Contemporaneamente la
Germania, alleata dell’Impero Austro-Ungarico dichiarò guerra alla Russia il
1 Agosto e alla Francia il 3 dello stesso mese.
La successiva invasione del Belgio neutrale da
parte della Germania scosse l’opinione pubblica europea, e il 5 Agosto anche
la Gran Bretagna entrarono nel conflitto dalla parte di Russia e Francia.
Il 31 Ottobre 1914 anche la Turchia scese in guerra
a fianco degli imperi centrali.
Romania ed Italia rimasero in un primo tempo neutrali.
Era rapidamente scoppiato il conflitto più grande e
sanguinoso che mai la storia dell’uomo avesse fino ad allora veduto, un
conflitto che opponeva non più un singolo stato ad un altro, ma una guerra
globale, che sconvolse l’intero continente e che modificò irrimediabilmente
il secolare ruolo dell’Europa nel mondo. Una guerra che fu combattuta in
terra, in mare e in cielo, ma che soprattutto in terra rivelò tutta la sua
straordinaria cruenza: diversamente da quanto inizialmente era stata opinione
diffusa, quella che venne successivamente chiamata la Prima guerra mondiale non
fu affatto una guerra lampo, ma una logorante, crudele e dispendiosa guerra di
posizione, combattuta nelle trincee, sotto il costante fuoco avverso, dove gli
attacchi frontali allo scoperto erano l’unico modo per impossessarsi delle
trincee nemiche, con costi altissimi in termini di vite umane.
E fu una guerra in cui per la
prima volta furono impiegati massicci e prolungati bombardamenti, in cui sempre
per la prima volta si fece uso di armi chimiche, e che non risparmiò, infine,
nemmeno la popolazione civile.
L’Italia si dibatteva
profondamente divisa fra neutralisti (Socialisti, Giolittiani liberali,
Cattolici, con a capo il Papa Benedetto XV), che ritenevano più utile il
restare fuori dal conflitto, e interventisti (repubblicani, conservatori
liberali, nazionalisti) che premevano per un entrata decisa dell’Italia in
guerra. Alla questione delle Terre irredente (Trentino Alto Adige e Istria) si
aggiungeva il principio di lotta all’imperialismo e all’autoritarismo degli
imperi centrali, in favore dei principi di nazionalità e di libertà delle
democrazie di Francia ed Inghilterra.
Gabriele D’Annunzio fu un
acceso sostenitore della discesa in campo dell’Italia, insieme a Martinetti,
Papini e altri intellettuali e letterati italiani. Numerosi furono i comizi
tenuti dal poeta abruzzese, retorici e demagogici, ma che sortirono un ampio
seguito: “Nella Roma vostra si tenta di strangolare la Patria con un capestro
prussiano maneggiato da quel vecchio boia ladrone le cui calcagna di fuggiasco
sanno la via di Berlino[…].” (G. D’Annunzio, Aringa al popolo di Roma in
tumulto, 13 Maggio 1915).
L’Italia, dopo fremente
indecisione, venne meno alla Triplice Alleanza Firmata a Vienna il 20 Maggio
1882 con Austria e Germania e firmò segretamente nella capitale del Regno Unito
il 26 Aprile 1915 il cosiddetto Patto di Londra con le potenze dell’Intesa:
l’Italia entrò in guerra contro l’Austria il 24 Maggio 1915, e l’esercito
italiano venne affidato al comando del generale verbanese Luigi Cadorna.
L’idea iniziale di guerra
di ideale non corrispose al vero: grandi interessi economici politici e
commerciali avevano mosso al conflitto tutte le grandi potenze europee.
La guerra dell’Italia,
stante la neutralità, inizialmente traballante ma poi mantenuta, della
Svizzera, si svolse esclusivamente sul fronte orientale, e le opere di
fortificazioni eseguite sulle Alpi occidentali
centrali si rivelarono del tutto inutili.
L’esercito italiano, male armato rispetto a
quello degli imperi centrali, riuscì inizialmente, nonostante tutto, a
raggiungere le rive dell’Isonzo, dove però, nei pressi di Gorizia, trovò la
dura resistenza austriaca. La battaglia fra i due eserciti si rivelò presto
lunga, estenuante e costellata di perdite umane ingentissime.
Il 15 Maggio 1915 l’Austria intraprese una grande
spedizione anti-italiana riuscendo ad invadere l’altopiano di Asiago,
strenuamente difeso dai soldati italiani a costo di grandi sacrifici e
sanguinosissimi combattimenti.
Il 24 Ottobre, dopo un rapido bombardamento, gli
austro-tedeschi sferrarono una nuova massiccia offensiva sulle Alpi orienti
raggiungendo la città di Udine e poi il fiume Tagliamento: i soldati italiani,
travolti, furono costretti ad una drammatica ritirata (la famosa ritirata di
Caporetto) fino alla sponda sinistra del fiume Piave, perdendo circa 400.000
uomini fra morti, feriti e prigionieri, oltre ad una grande quantità di
materiale bellico. Il Gen. Cadorna, in seguito ad aspri contrasti con gli altri
organi dell’esercito, venne esonerato, ed al suo posto subentrò al comando il
Gen. Armando Diaz.
In Europa la situazione non
andava migliorando: le battaglie disumane che ebbero luogo sulle Ardenne, si
rivelarono di scarso risultato strategico ma di immenso sacrificio umano.
Nel 1917, in seguito alla
rivoluzione popolare guidata dal partito bolscevico, da Lenin e Trotzkij,
l’esercito russo si sfaldò e il nuovo governo, abbattuta la dinastia zarista,
firmò con i tedeschi il 15 Dicembre l’armistizio che venne ratificato il 3
Marzo 1918, con conseguenti rinunce territoriali pesantissime da parte della
Russia, che cedeva agli imperi centrali Polonia, Estonia, Lituania, Livonia e
Curlandia.
Nell’aprile del 1917 anche
gli Stati Uniti entrarono in guerra in difesa dei propri interessi economici e
commerciali nel Mediterraneo a favore delle potenze dell’Intesa, in particola
modo l’Inghilterra, con cui i rapporti di amicizia erano saldi e proficui. Ad
essi seguì di lì a poco la Grecia.
Sul fronte italiano, nel
1918, arrivò un durissimo colpo agli eserciti austro-tedeschi: il generale Diaz
guidò una grande offensiva che culminò nelle conquista di Trento e Trieste il
3 Novembre. Francia ed Inghilterra, intanto, grazie anche all’aiuto americano,
resistettero alle offensive tedesche sui campi del nord.
La guerra era vinta.
Esausto della guerra, il
popolo tedesco si ribellò all’Imperatore Guglielmo II che fuggì: il 9
Novembre venne proclamata la Repubblica e, l’11 dello stesso mese, firmato
l’armistizio con gli stati dell’Intesa.
La guerra era conclusa, l’assetto territoriale
dell’Europa, conseguentemente alla Conferenza della pace che si aprì a Parigi
1l 19 Gennaio 1919, completamente stravolto.
Il primo conflitto mondiale,
le cui proporzioni si rivelarono spaventose, consegnò all’Europa un futuro
oscuro e richiese un pesantissimo
tributo: milioni furono le perdite in termini di vite umane, milioni i feriti, i
mutilati, gli invalidi; immensi i danni economici.
Genesi
della Linea Cadorna
Nei primi mesi del 1916, dopo
neanche un anno dall’entrata in guerra dell’Italia, lo Stato Maggiore del
Regio Esercito ritenne necessaria la costruzione di una linea difensiva da
realizzarsi nei pressi della frontiera italo – svizzera nel timore che un’
invasione tedesca attraverso il piccolo stato elvetico cogliesse l'Italia
settentrionale alle spalle. la Svizzera infatti, nonostante la dichiarata
neutralità, per una serie di ragioni non costituiva una sufficiente garanzia
contro le possibili aggressioni austro-tedesche. La sfiducia era stata
alimentata in primo luogo dal cosiddetto “Affare dei colonnelli”
dell'inverno 1915-1916, quando venne denunciato il fatto che lo Stato Maggiore
dell’Esercito svizzero inviava quotidianamente e senza specifica motivazione i
propri rapporti alle legazioni di Germania e Austria. Questi fatti contribuirono
a far nascere l'urgenza e ad accelerare i lavori di fortificazione dei confini.
La linea difensiva, ora denominata “Cadorna” dal nome del Generale
pallanazese che ne volle fermamente la realizzazione, ha inizio sul Monte
Massone, in Ossola (senza contare alcune opere difensive realizzate in
territorio valdostano), proseguendo poi in direzione Est verso il Verbano (linea
M. Zeda - M. Vadà -
M. Spalavera - M. Carza), il Ceresio,
il Lario, la Mera e l’Adda fino alle pendici del Pizzo del Diavolo,
sulle Alpi Orobie, in parte sfruttando precedenti fortificazioni già realizzate
in funzione antifrancese dal predecessore del Gen. Cadorna, il Gen. Alberto
Pollio.
La linea Cadorna non venne
edificata direttamente a ridosso della frontiera, ma in posizione più o meno
arretrata, in parte per la necessità di avere una struttura difensiva
con uno sviluppo il più ridotto possibile, data la limitata disponibilità di
forze per presidiarla e gli strettissimi tempi per la sua realizzazione, e in parte per sfruttare alcuni fondamentali punti strategici
(come la Stretta di Bara) che offrivano una migliore difendibilità.
L’opera era a dir poco
imponente: erano previsti una settantina di chilometri di trincee, 88 postazioni
d'artiglieria, circa 25.000 mq. di baraccamenti, con uno sviluppo di oltre 296
km di strade carrozzabili e 398 km di mulattiere; l'artiglieria avrebbe
impiegato mitragliatrici montate su treppiede, cannoni, mortai ed obici.
A gestire la realizzazione dei lavori, quanto mai complessi per la vastità del
territorio interessato, l’aspra morfologia dei luoghi e la una tempistica
assai serrata, venne ufficialmente istituita a Varese il 10 Marzo 1917
l’Occupazione Avanzata Frontiera Nord (O.A.F.N), posta alle dipendenze del
Comando della 5a Armata, sotto la guida del Ten. Gen. Ettore
Mambretti, poi sostituito nel Maggio dell’anno successivo dal Magg. Gen.
Corrado Novelli.
L’opera di difesa impiegò circa 15000 uomini, in
parte locali e in parte militari: l’urgenza di realizzazione offrì anche una
delle prime opportunità di lavoro salariato per le donne, che vennero impiegate
principalmente per i rifornimenti e l’approvvigionamento degli operai al
lavoro.
Delle quasi cento postazioni
realizzate, solo poche batterie d’artiglieria
vennero poi effettivamente armate dato che, venuto a diminuire il rischio
di un attacco attraverso la Confederazione Elvetica e concentratisi gli eventi
bellici alle frontiere orientali, la fortificazione divenne pressoché inutile.
Sciolto così il Comando della 5a Armata, da cui dipendeva l’intera
struttura difensiva, nell'estate del 1917 l’ultimazione e la gestione delle
opere rimase nelle mani del solo Comando dell’Occupazione Avanzata Frontiera
Nord, in allarme pochi mesi dopo in seguito allo sfondamento delle Linee
italiana a Caporetto. Progressivamente alleggerita negli organici e nelle
funzioni, l’O.A.F.N., fu definitivamente sciolta nel Gennaio del 1919.
La linea Cadorna venne così
progressivamente abbandonata; dopo un fugace interessamento da parte del Duce
che aveva pensato ad una possibile invasione della Svizzera, impresa cui in
seguito non si arrischiò, l’imponente opera di pietra venne fagocitata dalla
vegetazione e dall’oblio. Solo la solidità e la perizia con cui tale opera
venne realizzata ne impedì negli anni il completo sfacelo: a tutt’oggi,
sfidando frane, alluvioni, incuria, la Linea Cadorna è giunta fino a noi, in
parte malridotta ma sicuramente tutta da scoprire.
La
Linea Cadorna nel
VCO
->
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La linea Cadorna,
relativamente al solco Ossolano, può essere suddivisa, a scopo di visita, nelle
seguenti sezioni:
Relativamente alle postazioni
del Verbano piemontese, più complesse, si ha invece:
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Valle
Intragna
|
Pian Cavallo – Cima di Morissolo
Costiera
Il Colle –Zeda – Pian Cavallo
|
|
Valle
del Rio Cànnero
|
Cima l’Alpe
|
|
Monte Pian Bello
|
|
Monte Carza
|
|
Cannero Riviera
|