GRUPPO ALPINISTICO FALCHI DELLA  VALGRANDE

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I MONTI DI VALMADRERA

 

 

Valmadrera è una ridente cittadina che si estende tra i rilievi del triangolo lariano e il Monte Barro. Adagiata su un terrazzo morenico che si affaccia su Lecco e il suo lago, ai piedi di un anfiteatro che ha i suoi limiti estremi nel Corno Birone  e nel monte Moregallo, Valmadrera è il primo centro alpinistico della Brianza che si incontra venendo da Milano. Già, un centro alpinistico: sulle guglie rocciose che si alzano dai dolci versanti boscosi dei monti che la rinserrano e la custodiscono, infatti, un pugno di uomini, intrepidi rocciatori, ha aperto a cominciare dal periodo fra le due guerre splendidi e arditi itinerari quasi a  voler affermare che non solo a Lecco e alla Valsassina spettavano fama, gloria e la visita di illustri alpinisti, ma anche lì, su quella sponda di lago, c'erano pareti da salire, imprese da scrivere. Ovviamente Valmadrera, sebbene ne sia confinante, non è Lecco: le sue montagne viste dalle guglie delle Grigne o dalle pareti del Resegone sembrano quasi dolci colline che salutano la pianura con l'oscillare delle chiome degli alberi dei loro boschi , sempre mosse dal vento. 

 

I monti di Canzo e Valmadrera dalla vetta della Grigna Settentrionale, in inverno

Eppure anche qui, uomini desiderosi di cimentarsi con cime eleganti note fin dall'infanzia hanno violato quelle pareti bianche e assolate, non lunghe e impossibili come al Medale, non tetre e severe come alla Bastionata, non infinite come quelle del Sasso Cavallo o scenografiche come quelle dei Magnaghi, ma altrettanto affascinanti, altrettanto irte, fatte di un calcare tanto solido e bello quanto difficile. Pierino e Darvino Dell'Oro scrissero così la loro storia su quei torrioni secchi e strapiombanti, su quelle placche lisce e compatte, spesso difficilmente proteggibili, e a loro seguirono i vari Rusconi, Tessari, Crimella, Villa, Mandelli. Generazioni di alpinisti hanno aperto itinerari, pulito e chiodato pareti, fino ad oggi, fino a Delfino Formenti, Gerardo Redepaolini, Alfio e Giuseppe Viganò e tutti gli altri, fino agli spit e alle vie moderne tipo falesia. Un alpinismo meno elitario che quello passato con la fanfara, e a ragione, per la più famosa Lecco, più provinciale, ma altrettanto vissuto, e capace di regalare anch'esso, pur nel suo più contenuto terreno di gioco, splendide sensazioni, intessute di bucolici panorami in cui pianura, lago e montagna si intrecciano e si accavallano in un gioco senza fine. 

 

Le canne d'organo della cresta G.G. OSA al Moregallo

Ma Valmadrera non è solo questo: Valmadrera è storia di una civiltà perennemente protesa fra la pianura  e la montagna, è storia di miseri campi e di pascoli rubati al bosco e alle rocce, di cave e di estrazione, di un'industrializzazione  che ha cercato di portare alle montagne il benessere della Brianza. E salendo dal paese verso i monti, si riscoprono le tracce di storie antiche o recenti ma già concluse, e altre che ancora sopravvivono al caos e alla frenesia dei tempi odierni. E con quale distensione, a solo qualche minuto dalla fragore della superstrada, dai capannoni e dall'inceneritore lungo la statale, dalla baraonda del lungolago e dal traffico sempre caotico di Lecco, salendo lentamente per i sentieri ghiaiosi, si ode lo scampanellio e il belare intermittente delle pecore, il correre agile dei mufloni di roccia in roccia, il maturare lento dei frutti al sole di Giugno. Con quale reverente curiosità si assiste ai montanari che, ancora impugnando la ranza, sul finire di Maggio, falciano il primo fieno, sotto una brezza che rompe appena il caldo già pieno dei pendii esposti al mezzogiorno.

Percorrere le montagne valmadreresi è tutto questo. E' percorrere bianchi sentieri verso cime aguzze, attraversare versanti boscosi protesi, come un'ampia balconata, sui molli rilievi della Brianza, sui vicini laghi testimoni muti ma vivi di antiche glaciazioni; visitare valloni scoscesi o abbandonarsi a godere il tiepido sole autunnale sui pascoli alti.

Le proposte escursionistiche ed alpinistiche a Valmadrera sono numerosissime, così come le semplici passeggiate alla scoperta degli interessanti fenomeni geologici  e delle radici storiche ed etniche di questa terra. Di grande remunerazione paesaggistica, sebbene di notevole impegno fisico, è l'erta salita al Corno Birone (1116 m s.l.m.) partendo dalla bella Chiesa di S. Martino, raggiungibile dal rione Caserta con una strada lastricata costeggiata dalle Cappelle della Via Crucis. Il panorama dalla croce di vetta è un volo d' uccello sulla conca in cui è adagiato il paese, sui Laghi di Annone e Pusiano e la Brianza intera. Lontano, le luccicanti torri di Vimercate annunciano la pianura. Dal Birone un aereo ma facile percorso di cresta permette di raggiungere la vicina vetta del Monte Rai (1217 m s.l.m.), da cui la vista si apre a 360° abbracciando anche la Vallassina e le verdeggianti montagne del triangolo lariano, oltre le quali spicca il baluardo possente monte Rosa. Da qui, passando per la Cascina Rotta, è possibile ridiscendere la boscosa valle Molinara percorsa dal Torrente Inferno, che nell'ultimo tratto, prima d'entrare in Valmadrera, scorre incassato in una caratteristica gola percorribile grazie ad un suggestivo sentiero attrezzato (il Sentiero delle vasche). Questo interessante percorso, che termina a valle presso San Martino, si snoda fra anguste forre e una miriade di cascatelle, e nell'ultima parte diviene un vero e proprio itinerario di archeologia industriale, con visibili i resti delle opere per lo sfruttamento delle acque. 

Sempre dalla chiesa di San Martino (sentiero N° 3), oppure dal rione Belvedere lungo un'ampia strada sterrata, si può raggiungere l'ameno nucleo maggengale di San Tomaso (580 m s.l.m.), un pugno di rustici ancora abitato, adagiato su un terrazzo esposto al sole, fra pascoli ben curati e castagneti.

 

Panorama novembrino del pianoro di San Tomaso dal Forcellino 

 

Un ristoro gestito offre all'escursionista l'occasione per una piacevole sosta. Dalla frazione Belvedere si raggiunge, su largo sentiero nel bosco, la caratteristica fonte della Sambrosera (716 m s.l.m.), dalla quale acqua freschissima sgorga a dissetare il viandante nelle calde giornate estive. Lungo la salita, le "Rocce degli Elfi" offrono agli appassionati "sassisti" un valido terreno di gioco su bassi ma impegnativi massi calcarei. 

Dalla Sambrosera partono i sentieri per il Monte Moregallo: quello che sale al Forcellino transitando sotto le guglie della Torre Floranna e le tormentate creste GG OSA e 50° CAI; quello che risale alla stessa bocchetta per l'impervio vallone Due Pile (sentiero N° 6); quello che fra boschi e giavine raggiunge la bocchetta delle Moregge (sentiero N° 7), aperta fra il Moregallo e la strapiombante parete Sud-Est del Corno Orientale di Canzo; e infine il fantastico percorso che, tagliando tutto il versante Sud del Moregallo raggiunge la sua costa Est a quota 876 m s.l.m. (sentiero Paolo ed Eliana), aperta sul sottostante Lago di Lecco. 

 

Pecore nel vallone di Due Pile

 

Scendendo lungo il sentiero N° 6, ed ignorando la traccia sulla destra, si raggiunge facilmente il Sasso Preguda (647 m s.l.m.), grande masso erratico di duro granito trasportato 20000 anni fa dalla Valtellina inglobato nella gigantesca lingua del ghiacciaio dell'Adda e poi abbandonato qui al suo ritiro. Accanto al Sasso Preguda sorge la cappelletta di Sant' Isidoro. Nei pressi, un bel prato nel betulleto rado su quale sono state sistemati tavolini e panche, invita ad una rilassante sosta con splendido panorama su lago e i bastioni del Coltignone. 

Invece di scendere al masso, è altresì possibile risalire, sempre sul sentiero N° 6, il fianco Orientale del Moregallo per ricongiungersi, poco sotto la cima, con quello proveniente dalla Sambrosera e raggiungere, seguendo una delle numerose tracce, la Madonnina e la vicina Croce di vetta, a 1276 m s.l.m., con straordinario panorama sul Lario, le Prealpi Orobie, le Alpi Retiche e quelle Lepontine

 

La Vallassina con lo sfondo del Monte Rosa dal Moregallo

 

Un sentiero attrezzato, a tratti molto esposto, percorre con asse Est - Ovest l'intera panoramica cresta del Moregallo e permette di scendere alla Bocchetta delle Moregge e quindi a Valmadrera o all'ospitale Rifugio SEV (1228 m s.l.m.), in splendida posizione sul versante di Canzo.

Non vanno dimenticate ovviamente le tre ferrate che risalgono alcuni dei più spettacolari e arditi versanti di queste montagne: la " Via Ferrata Del Trentennale OSA" al Corno Rat (difficile, lunga circa 200 metri ed attrezzata con cavo, catena e pioli singoli), e la sua naturale prosecuzione che, alternando tratti attrezzati a raccordi su sentiero nel fitto del bosco, risale con un ultimo aereo spigolo il Corno Orientale di Canzo (1232 m s.l.m. - poco impegnativa, catena e pioli singoli), da cui un agevole sentiero permette la discesa al rifugio SEV. L'ultima via ferrata, quella "Del Centenario" si snoda sul versante Sud - Ovest del Corno Occidentale (o Corno Grande) di Canzo (mediamente impegnativa, attrezzata con cavo, catena, pioli singoli e scale), guadagnandone l'anticima: un sentierino su terreno aperto conduce sulla vera vetta (1371 m s.l.m.), su cui troneggia una grande croce. La discesa, che si snoda in un canalino friabile e scivoloso che solca il versante Nord, deve avvenire, soprattutto nel periodo invernale (quando spesso può presentarsi ghiacciata od innevata) con la massima prudenza. Suggestiva, partendo dal rifugio SEV, anche la salita, meno frequentata della precedente, al Corno Centrale (1371 m s.l.m.), per il suo breve ma dirupato versante settentrionale. La discesa puo effettuarsi per lo stesso itinerario di salita o per il sentiero attrezzato che scende a Sud alla bocchetta aperta fra i Corni di Canzo Centrale e Meridionale.

 

La ferrata del Centenario al Corno occidentale di Canzo

 

Testo: Luca Farinella - Foto: Luca Farinella (1-5) e Paolo Favero (6)